Proverbi romagnoli per il mese di maggio


Ecco una bella e notissima canzone che ci introduce nel mese di maggio.
La Maie’ Dop un sonn ch’un fnéva mai
La campagna la j è in festa
E mi gall alzend la cresta
L’ha canté chirichichì.


Tu la rama la piò bèla,
strapa i fiur ch’it pies a te,
che al furmig al n’ha da intré
a magner int la mi ca.

(Spallicci – Martuzzi)
In Romagna era viva questa tradizione di portare frasche – da qui il termine ravegnano fraschè mentre maie’ è tipicamente forlivese – alle finestre delle case affinché, come dice la canta, le formiche non entrassero.
E ancora,
“Il primo giorno di maggio gli amanti prendono un ramo di acacia in fiore e vanno, la mattina per tempo, a piantarlo o presso l’uscio o vicino ad una finestra dell’amata; alcune volte attaccano a questo ramo doni come spille, fazzoletti od altro.
I giovani invece che hanno abbandonato l’amante, vanno a piantare in luogo del maggio uno spino presso la porta o le finestre della casa della giovane”.
(Giuseppe Gaspare Bagli nel suo libro “Proverbi, usi, pregiudizi, canti, novelle e fiabe popolari in Romagna” edito da La Mandragora).

Ed ancora
“E’ dè dl’Ascension (o Sansion)
Se piov dl’or un piov gnit ‘d bon”

(Il giorno dell’Ascensione, se piove dell’oro non piove niente di buono)

E giusto per affermare il concetto:
“Quand e’ piov trop e’ mes d’maz
La spiga la fa e’ gambaraz.””

(Quando piove troppo il mese di maggio la spiga fa il gambo marcio)


Av salut
Peval


(Paolo Turchetti)

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